Con l’entrata in vigore del bail-in a inizio 2016, la parola d’ordine per tutti i risparmiatori è “solidità bancaria”. I parametri di misurazione della stabilità di una banca sono diventati il pane quotidiano soprattutto dei grandi investitori. Tuttavia non è raro incontrare alcuni termini “nuovi” con i quali ci si dovrà confrontare. Uno di questi è sicuramente l’arconimo CET1, il punto di riferimento più diffuso quando si parla di solidità bancaria.
Cosa significa CET1 e a cosa serve
Per esteso, CET1 si legge Common Equity Tier 1. È uno degli indicatori che può dare una misura della solidità di una banca.
Come si legge il CET1?
È un numero percentuale, il cui valore è direttamente proporzionale alla solidità di una banca.
Quando il CET1 è troppo basso
Gli standard definiti dalla Bce individuano nella misura dell’4,5% il CET1 limite (ratio minima che viene elevata al 7% se si tiene conto del buffer di capitale). Inoltre la banca deve rispettare un livello minimo di Total Capital ratio che deve essere pari all’8% (ratio minima che arrivana al 10,5% considerando il buffer di capitale). Al di sotto di tali ratio, la banca può essere considerata ad alto rischio.
Come utilizzare il parametro
Una volta compreso il significato e la natura del CET1, utilizzarlo è semplicissimo. Basta metterlo in rapporto con la soglia minima definita come descritto soprae rapportare il CET1 di una banca con quello della media delle banche italiane o di un’altra banca specifica per una valutazione prudenziale di solidità.
