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Banche e bitcoin. La rivoluzione dei portafogli digitali e gli effetti sul ruolo degli istituti di credito – intervista a Francesco Piras

Francesco Piras è fondatore e presidente dell’Associazione Bitcoin Sardegna e lavora in qualità di consulente sulla moneta digitale.

Nel suo lavoro, si occupa di comunicazione, promozione e formazione circa Bitcoin e Blockchain. Oltre a questo, è Marketing e Sales Manager della società SoSeBi Srl, una delle principali società a livello nazionale nel mercato dei software e servizi per biblioteche e archivi.

Piras è anche docente in numerosi corsi di formazione professionale sulle tematiche legate all’innovazione tecnologica.

Con lui, il Magazine di IBL Banca ha parlato di banche e bitcoin.

Secondo gli ultimi dati pubblicati, nel 2014 i portafogli digitali sono raddoppiati in un anno (7,9 milioni registrati a dicembre 2014), così come è cresciuto il numero dei merchant (82 mila) e degli investimenti venture in bitcoin (+342% rispetto al 2013).

Mi permetto di fornire un’integrazione ai dati di mercato. Il numero stimato di portafogli digitali Bitcoin (wallets) al primo quadrimestre 2016 è pari a circa 13,5 milioni con un incremento di circa 5 milioni in un anno. Difficile stimare il numero di merchant che li accettano, secondo un forecast di gennaio dovrebbero essere sui 150 mila.  Gli investimenti complessivi nel settore hanno superato gli 1,1 miliardi di dollari, circa 500 milioni in più solo nel 2015. Il valore di mercato di tutti i bitcoin prodotti è pari a quasi 10 miliardi di dollari.

Può spiegarci, in parole semplici, la tecnologia alla base della rivoluzione bitcoin?

Il bitcoin consente di inviare e ricevere moneta digitale senza dover dipendere da un intermediario. Le banche ed altri operatori finanziari, come ad esempio le carte di credito o PayPal, esercitano il ruolo di intermediario che garantisce e certifica i pagamenti o i trasferimenti di denaro e sul quale riponiamo la nostra fiducia, pagandone il servizio.

La tecnologia alla base del bitcoin, ovvero la blockchain, è invece pensata come un registro pubblico non falsificabile di tutte le transazioni avvenute. Un meccanismo di consenso tra i partecipanti alla rete bitcoin certifica la veridicità delle transazioni, e sostituisce la tradizionale fiducia in una terza parte (intermediario). Questo consente di scambiarsi moneta digitale liberamente e rapidamente ad un costo minimo.

Bitcoin è basato su un software open source, liberamente verificabile da tutti e potenzialmente migliorabile secondo le necessità della comunità. Questo software “produce” costantemente nuovi bitcoin ad un tasso e con delle regole prestabilite, per cui sappiamo già che verranno creati al massimo 21 milioni di bitcoin. Altra caratteristica chiave è la natura decentralizzata della rete bitcoin: similmente a quanto accade per internet, anche in questo caso non esiste un centro di controllo o un’autorità di supervisione.

Quali possono essere i risvolti sociali derivanti dalla diffusione della criptovaluta?

Il primo risvolto importante è l’inclusività. Va considerato che nel mondo circa due miliardi di persone sono prive di un conto bancario, e quindi di fatto sono tagliate fuori dal sistema finanziario. Il bitcoin non richiede nessun tipo di autorizzazione o di approvazione per essere utilizzato, e funziona a livello mondiale senza confini. Quindi tutti possono liberamente scambiarsi moneta digitale, anche nei paesi in via di sviluppo, senza aver bisogno di requisiti di bancabilità o di trovarsi vicini alla sede di una banca.

Un altro risvolto sociale è legato alla trasparenza. Pensiamo per esempio all’operato di una Pubblica Amministrazione o di un ente non profit che, grazie alla blockchain, possono verificare meglio la gestione finanziaria, riducendo anche i rischi di corruzione. Nel caso di donazioni nel sociale, inoltre, con il bitcoin è possibile tracciare esattamente lo spostamento del denaro e verificare che arrivi a destinazione.

Pro e contro

Quali sono i possibili vantaggi derivanti dall’utilizzo dei bitcoin? E quali gli svantaggi, presunti o accertati?

In parte ho già citato i vantaggi nelle risposte precedenti, legati al fatto di avere il controllo esclusivo della propria moneta digitale, un pò come avviene oggi con il contante.

I costi e i tempi legati alle transazioni in bitcoin sono favorevoli, così come sono migliori la sicurezza, la trasparenza e la gestione della privacy. E’ una moneta adottata a livello mondiale, che consente di comprare e vendere facilmente in tutto il mondo.

Tuttavia siamo solo agli inizi: trattandosi di una tecnologia open source e programmabile in futuro potranno esserci nuovi utilizzi e applicazioni, così come è accaduto con internet nel suo processo di maturazione.

Banche e bitcoin

Pensa che il bitcoin possa costituire una rivoluzione positiva per l’universo delle banche o che, al contrario, possa entrare in contrasto con le altre valute e con le attività degli istituti di credito?

Le banche sono state fra le prime ad intuire che la blockchain può essere potenzialmente disruptive e innovativa per il loro settore, consentendo di risparmiare miliardi di dollari rispetto all’attuale sistema di gestione delle transazioni, ancora lento e costoso. Per questo motivo oggi le banche sono tra i principali investitori in startup bitcoin, con l’obiettivo di sfruttarne le potenzialità per non essere superate e adattarsi a questa innovazione.

La finanza tradizionale è fondata su processi di business che richiedono l’elaborazione di documenti cartacei e la successiva consegna di conferme degli scambi avvenuti. Questa è la ragione per cui sono necessari due o più giorni di tempo per la risoluzione e conferma dello scambio. I tempi e costi di transazione sono quindi elevati, e rendono il mercato aperto a nuovi strumenti.

Su quali presupposti si può fondare oggi il rapporto tra banche e bitcoin?

Il rapporto banche-bitcoin poggia su un equilibrio particolare. Da un lato alcune fra le più importanti banche al mondo hanno costituito un consorzio (R3BC), con il compito di studiare e sperimentare la tecnologia Bitcoin e, più in generale, l’uso della blockchain e le relative applicazioni legate alla gestione dei contratti e dei contenziosi. Da questo punto di vista, le banche sono consapevoli che si tratta di una rivoluzione importante e si interessano ai benefici della blockchain come tecnologia aperta e interoperabile fra diversi operatori finanziari. Tuttavia, dall’altro lato, ci sono istituti bancari che guardano al bitcoin con diffidenza, non essendo il sistema ancora regolamentato né controllabile con azioni di politica monetaria, come avviene con le valute nazionali.

Situazione in Italia e confronto con l’Europa

L’interesse suscitato dal bitcoin è indubbio. Considera l’Italia un terreno fertile per la diffusione della cultura di una moneta digitale?

L’Italia non è propriamente un paese innovatore, quanto piuttosto conservatore per ragioni storiche e culturali. Sono dell’idea che, come avvenuto anche per internet ed altri fenomeni tecnologici che hanno cambiato le abitudini delle persone, la moneta digitale inizierà a diffondersi in Italia solo dopo l’avvento di un forte cambiamento a livello internazionale. Basti pensare a quanto tempo è stato necessario per diffondere l’abitudine ad utilizzare la carta di credito o il bancomat, e a quanto sia ancora radicato nel nostro Paese l’uso del contante. L’Italia ha però il vantaggio di essere in prima linea circa la diffusione di smartphone e circa l’utilizzo di applicazioni e servizi web. A tempo debito, questo particolare aspetto potrebbe consentire una rapida diffusione della moneta digitale e di tutte le applicazioni che verranno sviluppate attorno ad essa.

Quale approccio ai bitcoin caratterizza i mercati finanziari che si trovano oltre i nostri confini nazionali?

I mercati finanziari sono stati tra i primi ad interessarsi al bitcoin, per le sue potenzialità di riduzione dei costi e dei rischi, e gestione di capitali. Nel corso dell’ultimo anno sono entrati in gioco operatori finanziari più grandi, che hanno cercato di introdurre una maggiore regolamentazione nell’utilizzo del bitcoin e di servizi specificamente pensati per le esigenze dei grandi player istituzionali. Penso in particolare a quanto fatto dai gemelli Winklevoss con Gemini, oltre alla corsa per creare il primo ETF in bitcoin. Il trading è tuttora l’attività finanziaria prevalente a livello internazionale, abbiamo un volume di scambi che è arrivato a superare i 100 milioni di dollari al giorno.

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