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Banche e bitcoin. La rivoluzione dei portafogli digitali e gli effetti sul ruolo degli istituti di credito – intervista a Massimo Chiriatti

Massimo Chiriatti è tecnologo esperto di economia digitale; ha collaborato con Il Sole24Ore per il blog Nòva. In qualità di membro di Assob (Associazione per lo sviluppo delle tecnologie blockchain), Chiriatti ha fatto luce, nell’intervista al Magazine di IBL Banca, su alcuni aspetti interessanti che riguardano i bitcoin e le banche.

Secondo gli ultimi dati pubblicati, nel 2014 i portafogli digitali sono raddoppiati in un anno (7,9 milioni registrati a dicembre 2014), così come è cresciuto il numero dei merchant (82 mila) e degli investimenti venture in bitcoin (+342% rispetto al 2013).

Può spiegarci, in parole semplici, la tecnologia alla base della rivoluzione dei bitcoin?

La tecnologia alla base del bitcoin si fonda sulla possibilità di effettuare una transazione a distanza senza impiegare un intermediario. Nel 2008 è stata diffuso un paper sull’argomento e subito dopo un codice informatico, liberamente utilizzabile dal pubblico, per dimostrare la fattibilità del sistema.

La cripto-valuta, chiamata bitcoin, ha alle spalle un’infrastruttura tecnologica atta a supportare le transazioni, chiamata blockchain. La blockchain regola il trasferimento di proprietà di un “gettone digitale” cui possono essere associati svariati beni e diritti nel mondo esterno: azioni, obbligazioni, immobili, auto, diritti di voto, ecc.

Semplifico il concetto tirando in ballo un’analogia: la moneta bitcoin è il web, la tecnologia sottostante (la blockchain) è Internet. Bitcoin quindi è tante cose, non solo una moneta digitale. È un protocollo, un linguaggio programmabile, una rete di computer, un registro delle transazioni globali e un bene immateriale che segue le logiche digitali.

In sintesi, potremmo definire il sistema bitcoin/blockchain non il prodotto di una azienda, ma un non-prodotto emerso da una comunità.

Quali possono essere i risvolti sociali derivanti dalla diffusione della cripto-valuta?

Ci sono vari aspetti da considerare, i più importanti sono lo pseudo anonimato e un rinnovato concetto di fiducia.

Sul fronte dello pseudo anonimato, la cripto-valuta garantisce la separazione dell’identità del soggetto dalla transazione. Quando paghiamo con la carta di credito, infatti, nella transazione è registrata la nostra identità mentre il sistema proposto implica una netta separazione: al posto del nome di chi effettua la transazione appare una stringa alfanumerica che rappresenta il compratore, di cui nessuno conosce l’identità.

Seguendo la tecnologia, non occorre un ente centrale per l’intermediazione. La fiducia è incorporata matematicamente nel sistema. È la modalità tipica delle reti open source: un meccanismo naturale espelle i comportamenti scorretti, ma non lo può fare preventivamente, solo ex post; solo dopo che il fatto e i relativi danni sono stati commessi.

Il registro delle transazioni globali (blockchain) è pubblico e decentralizzato. Su esso sono trascritti trasferimenti di valore tra due portafogli, senza richiesta preventiva di permesso a nessuna autorità.

È possibile ipotizzare politiche basate sulla blockchain, per progettare nuovi sistemi di incentivazione, certamente più trasparenti.

Pro e contro

Quali sono i possibili vantaggi derivanti dall’utilizzo dei bitcoin? E quali gli svantaggi, presunti o accertati?

La moneta viene comunemente definita in base alle tre funzioni che svolge: mezzo di scambio, riserva di valore e unità di conto. Un buon mezzo di scambio deve essere finito, divisibile, e facilmente trasportabile. Il bitcoin ha tutte queste caratteristiche.

Un punto importante a favore della cripto-valuta è che essa può abilitare i micro-pagamenti, poiché divisibile in milionesimi. Il bitcoin potrebbe essere la base di un futuro in cui è presente una versione più decentralizzata (con il peer to peer) di servizi simili a Dropbox, Twitter, YouTube o Gmail.

Circa gli svantaggi della cripto-valuta, uno fra tutti è l’attuale mancanza di una comprensione diffusa dei meccanismi economici che ne sono alla base, oltre all’assenza di una user interface semplice che ne faciliti l’uso da parte di tutti, soprattutto dei non tecnici.

Banche e bitcoin

Pensa che il bitcoin possa costituire una rivoluzione positiva per l’universo delle banche o che, al contrario, possa entrare in contrasto con le altre valute e con le attività degli istituti di credito?

Le istituzioni finanziarie oggi sono particolarmente proiettate verso la modernizzazione dei servizi, motivo per cui lo studio della blockchain potrebbe essere per tutti gli istituti di credito una possibile soluzione per implementare il sistema di pagamento transnazionale.

In particolare, la tecnologia potrebbe essere di grande supporto in termini di instant payment, abbattendo i classici ed universali tempi di attesa per ricevere l’accredito di un bonifico.

Su quali presupposti si può fondare oggi il rapporto tra banche e bitcoin?

Da secoli l’uso della moneta si evolve secondo la tecnologia disponibile e i bisogni della società. Il bitcoin è una forma di moneta e ogni moneta è informazione.

Nel sistema bitcoin, di fatto, la banca attualmente non esiste: chiunque può liberamente fare transazioni, essendo il solo responsabile della propria sicurezza. La validazione di una transazione blockchain è finale e non reversibile, assomigliando per molti aspetti alla transazione in contanti.

Un rapporto tra banche e bitcoin è dunque possibile e auspicabile: la tecnologia blockchain potrebbe diventare un fattore di differenziazione che permette alle banche di trasferire le transazioni con maggiore efficienza, sicurezza, privacy, affidabilità e velocità.

Tuttavia, trattandosi di una tecnologia nuova, complessa e completamente incline ai rapidi cambiamenti che caratterizzano la nostra società, è difficile prevedere quale forma avrà negli anni a venire.

Situazione in Italia e confronto con l’Europa

L’interesse suscitato dal bitcoin è indubbio. Considera l’Italia un terreno fertile per la diffusione della cultura di una moneta digitale?

A vedere le competenze espresse dai team tecnici dalle startup e dalle sperimentazioni in cui sono coinvolte le aziende italiane c’è da essere molto ottimisti. Gli istituti di credito italiani hanno, al loro interno, gruppi di lavoro sul tema blockchain e, lato informazione, l’argomento nel 2016 è stato ampiamente coperto dai media in tutti i suoi aspetti principali.

Quale approccio ai bitcoin caratterizza i mercati finanziari che si trovano oltre i nostri confini nazionali?

Il bitcoin si è dapprima diffuso nei paesi anglosassoni, espandendosi presto in paesi limitrofi, di lingua diversa e con una diversa situazione socio-economica (Argentina, Filippine, Cipro).

Gli ultimi dati sul tema confermano che la tecnologia si sta sviluppando ovunque, senza barriere linguistiche o sociali.
Quando si legge sull’Economist, il giornale più conservatore che conosco, che blockchain è tra le “next big things” qualche domanda dobbiamo farcela.

La blockchain richiede, per sua natura, un’evoluzione del software e dell’architettura di rete e il fatto che le banche si avvicinano sempre di più alle nuove tecnologie non può che essere una buona notizia.

Si tratta di progetti che non rimangono solo a livello di intenzioni: sono stati già effettuati molti test in tutto il mondo e  ora è il momento di valutarne i risultati.

 

Fonte immagine: By Isokivi (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

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