Una spiegazione semplice del criterio del costo ammortizzato: cos’è e come funziona

Il criterio del costo ammortizzato rappresenta una delle novità introdotte dal d.lgs. n.139/2015 (Decreto Bilanci) in materia di bilancio d’esercizio, per la valutazione dei debiti, dei crediti e dei titoli immobilizzati, per le società che redigono il bilancio secondo le disposizioni del codice civile. Facciamo chiarezza e proviamo a spiegare in parole semplici cos’è e a cosa si applica.

Cos’è: una spiegazione semplice

In pratica, un costo ammortizzato è un guadagno o una spesa che, ai fini di presentazione del bilancio aziendale, viene “spalmata” in un determinato periodo di tempo.

Questa, appunto, è una spiegazione semplice. In realtà, il funzionamento del costo ammortizzato è molto più articolato. Anche perché le variabili in gioco sono tante, prima fra tutti il tasso di interesse.

  • Ripartizione dei costi e dei ricavi. Il costo ammortizzato è quel valore a cui l’attività o passività finanziaria è stata valutata alla rilevazione iniziale. Applicando questo criterio, generalmente utilizzato nell’elaborazione dei bilanci, si ripartiscono i costi o i ricavi derivanti dallo strumento finanziario per tutta la durata dell’attività o della passività.
  • Differenza tra tassi d’interesse nominali e tassi di interesse effettivi. Il criterio di valutazione del costo ammortizzato prende in considerazione le differenze esistenti fra i tassi d’interesse nominali e i tassi di interesse effettivi. Prevede inoltre la ripartizione dei costi (come gli oneri accessori, le spese relative all’istruttoria e le eventuali perizie) per tutto il periodo di validità del contratto stipulato.
  • Introduzione del costo ammortizzato. Il criterio del costo ammortizzato è stato introdotto per sostituire due criteri precedentemente in uso che sono: il valore di realizzazione per i crediti e il valore nominale per i debiti.

A cosa si applica

Il criterio del costo ammortizzato viene applicato a prestiti e finanziamenti di natura finanziaria, estinguibili sul medio o sul lungo periodo. Si tratta di un valore applicabile ai debiti nei quali il tasso d’interesse effettivo differisce dal tasso di interesse nominale. E dunque quando intervengono spese d’istruttoria, costi per consulenze, spese legali o commissioni bancarie.

Un esempio

  • Una società X richiede un prestito di 100mila euro da restituire in cinque anni.
  • Il tasso di interesse annuo è del 3%.
  • Le spese di istruttoria sono di 3mila euro.
  • Il capitale iniziale ricevuto dalla società è 97mila euro (100mila – 3mila).
  • L’interesse annuo nominale è 3mila euro (il 3% di 100mila).
  • Il capitale finale che la società dovrà restituire è 103mila euro (capitale iniziale + interessi).
  • Si calcola il tasso di interesse effettivo (molto complesso – in sostanza, tiene conto degli interessi sul prestito che la società deve versare ogni anno) che, in questo esempio, è pari al 4%.

Al termine di un dato periodo di esercizio (solitamente, al 31/12 di un anno), bisogna:

  • Calcolare gli interessi usando il tasso di interesse effettivo: 97mila x 4% -> 3.880;
  • Aggiungere gli interessi ottenuti: 97mila + 3.880 -> 100.880;
  • Sottrarre i pagamenti: 100.880 – 3mila -> 97.880.

La cifra da riportare nel bilancio è 97.880 euro.

Quando non si applica il criterio del costo ammortizzato

La normativa in materia di bilanci esclude dall’applicazione del costo ammortizzato:

  • Tutte le imprese per cui gli effetti derivanti dall’applicazione di tale criterio sono trascurabili ai fini del bilancio;
  • Tutte le piccole imprese che presentano il bilancio in forma abbreviata;
  • Tutte le micro-imprese contemplate all’interno del Decreto Bilanci (d.lgs n.139/2015);

I crediti e i debiti già presenti nel bilancio al 31 dicembre 2015.

Condividi su:

©IBL Banca S.p.A. - Sede legale e direzione generale: Via Venti Settembre 30 - 00187 Roma, Tel. 06/48797100
Codice Fiscale 00452550585 - Partita IVA 00897081006