Prestiti personali

Prestiti personali. Come sono cambiate nel tempo le abitudini degli italiani circa il ricorso agli stessi, intervista a Michele Spallino

Michele  Spallino (http://michelespallino.blogspot.it/) è un esperto consulente finanziario che dal 2003 opera in proprio sui mercati (cambi- tassi d’interesse- commodities- borse). Dal 1998 è a Milano, in Bancaperta, con l’incarico di Responsabile del Servizio Studi, e Segretario del Comitato d’Investimento. E’ stato più volte intervistato dalle TV di Reuters, Bloomberg, CFN. Nel 1976 ha vinto il 1° Premio Philips con “Una proposta per la riforma dell’impresa”. Dal 1986 Responsabile dell’Ufficio Studi della Cassa di Risparmio in Bologna. Dal 1993 Capo Area Finanza dell’attuale Credito Siciliano. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di economia e finanza, tra cui “I consumi privati” ed. ESI,1985 e vari articoli su quotidiani, tra cui Il Sole 24 ore.

Con il Dott. Spallino IBL Banca affronta il tema dei prestiti personali, nell’ambito di un’intervista in cui vengono analizzati i principali cambiamenti nel comportamento degli italiani circa al ricorso agli stessi e le motivazioni che ne sono alla base.

Dati alla mano

1) Partiamo dai numeri. I risultati dell’ultima analisi condotta dal Barometro Crif rivelano che tra gennaio e settembre 2015 le domande di richiesta prestiti da parte delle famiglie italiane sono aumentate del +7,6% rispetto allo stesso periodo nel 2014. Il trend positivo sembra essere il risultato soprattutto dell’aumento di richieste per finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi. Come interpreta questo dato?

L’aumento del 15,4% dei prestiti finalizzati all’acquisto di beni di consumo durevoli, a fronte di un decremento del 5,3% dei prestiti in genere dedicati al tamponamento di crisi di liquidità, è un segnale complessivamente positivo, dopo ben sei anni di stagnazione e contrazione. Da un lato indica una ripresa della voglia di comprare e una fiducia nella propria capacità di sostenere il rientro da nuovo debito, dall’altro lato il venir meno di fabbisogni dovuti a carenza di liquidità indica un miglioramento della situazione reddituale e patrimoniale.

Tale dinamica è confermata anche dall’aumento della fascia di finanziamenti a medio termine (2-3 anni) e per importi superiori ai diecimila euro. Ne è ulteriore prova il coevo decremento di prestiti a breve termine (inferiori all’anno) e per importi inferiori ai 5 mila euro. L’unica nota stonata riveniente dal barometro Crif su gennaio-settembre 2015, riguarda l’età dei richiedenti: sono infatti gli over 65 a far registrare l’aumento, mentre i più giovani (35-44 anni) registrano un lieve decremento. Questi ultimi, comunque, restano un segmento di grande importanza, essendo titolari di circa un quarto dei finanziamenti.

2) Nonostante il trend appena citato, secondo quanto riporta l’Abi nei primi sette mesi del 2015 i prestiti erogati per l’acquisto di una casa sono aumentati dell’82% rispetto allo stesso periodo nel 2014. Resta quindi la casa di proprietà, secondo lei, il primo obiettivo delle famiglie che ricorrono al sistema dei prestiti personali o la situazione socio-economica del Paese ha stimolato un cambio di rotta?

Il boom descritto è spiegato dalla situazione dei prezzi del mercato immobiliare, ben depressi dopo gli anni di crisi. Le banche, infatti, avendo accumulato molti immobili rivenienti dai crediti in sofferenza, si sono  posizionate in vendita  provocando un’azione depressiva sui prezzi. Inoltre i  multiproprietari si sono trovati di fronte a un nuovo effetto tassazione (appena rientrato stando a quanto annunciato nella nuova Legge di Stabilità) che li ha spaventati, e hanno accettato un calo sensibile delle quotazioni pur di liberarsi di fonti di spesa. La tassazione invece è rimasta meno pesante per gli acquirenti di prima-casa, da cui è provenuta gran parte della nuova domanda, favorita dall’aumentata offerta a valori più bassi. Direi quindi che la dinamica osservata si spiega con la situazione socio-economica in cui un ruolo cruciale è stato giocato dalla nuova politica monetaria della BCE che con il suo “quantitative easing” ha  spinto al ribasso i tassi d’interesse spingendo le banche ad ampliare i plafond dedicati ai mutui immobiliari.

 

Nessi e rapporti causa-effetto

3) Esiste un legame tra la variazione dei tassi d’interesse e l’apparente fiducia degli italiani nei confronti della richiesta di un finanziamento?

Certamente esiste. Come anticipavo, nel boom dei mutui immobiliari ha giocato un ruolo primario il livello minimo record dei tassi d’interesse, inclusi quelli a tasso fisso, e con cap (tetto) sul tasso variabile.

Da notare come il 60% delle nuove erogazioni di prestiti (parliamo di oltre 15 miliardi sui 26 totali erogati) siano stati a tasso fisso, il preferito dalle famiglie e l’unico che fa dormire sonni tranquilli perché permette di avere certezze sull’evoluzione futura del proprio fabbisogno finanziario.

Il binomio tassi ai minimi-prezzi bassi,  ha offerto un’occasione che molti non si sono lasciati sfuggire, favoriti dalla maggior disponibilità del sistema bancario a concedere mutui e a finanziare anche fino al 80% del prezzo dell’immobile.

Questo è un altro tassello importante, dal momento che in passato ci sono state fasi di cordoni della borsa più ristretti, specie quando i titoli di Stato a tassi più alti facevano concorrenza ai mutui. Ecco perché prima sottolineavo l’importanza del Quantitative Easing della BCE: assorbendo la gran parte dei titoli di Stato e abbattendone i rendimenti, esso spinge le banche a indirizzare le proprie disponibilità verso l’economia reale, in primis i mutui immobiliari dotati della garanzia ipotecaria.

4) Sulla base di quanto detto finora, è giusto parlare di una ripresa economica del Paese o piuttosto il ricorso al sistema dei prestiti anche per l’acquisto di beni e servizi non di prima necessità è la diretta conseguenza di un cambiamento nelle abitudini e nelle motivazioni degli italiani dettato da una crisi che dura ormai da troppo tempo?

Domanda interessante, perché in effetti sul piano teorico esistono entrambe le possibilità. E’ giusto parlare di ripresa economica, ma vi è anche un cambiamento motivazionale e operativo. Occorre fare attenzione perché non ci troviamo di fronte a una situazione di nesso causa-effetto univoca. Piuttosto è una dinamica in cui entrambe le componenti agiscono al contempo come causa ed effetto l’una dell’altra. Infatti la ripresa economica (ovvero la maggior crescita del PIL, cioè dei redditi da lavoro e da capitale) traina con sé maggior domanda per beni e servizi, e quindi  maggior ricorso ai prestiti a ciò finalizzati. D’altronde, agire sulle leve dei tassi d’interesse, del fisco e in generale della fiducia e della convenienza, serve proprio a stimolare comportamenti che a loro volta trainano la ripresa economica. Pensare alla situazione attuale come a una situazione depressiva e statica da parte dei nostri concittadini non è la prospettiva corretta: la situazione è difficile, ma stanno cambiando il modo di sentire e l’insieme delle priorità. Questo percorso sta accelerando un cambiamento generale degli atteggiamenti di consumo che può rivelarsi positivo sul lungo termine.

Eravamo un popolo di risparmiatori …

È indubbio che tra il 2008 e il 2015 il ricorso al sistema dei prestiti personali sia aumentato sensibilmente tra gli italiani. Quanto la crisi economico-finanziaria ha cambiato le abitudini di un popolo da sempre considerato di grandi risparmiatori?

Molto. Il risparmio lordo delle famiglie in rapporto al PIL è crollato dal 12,4% del 2005 al 8,3% dell’anno scorso quando in valore nominale (265 miliardi) è restato inferiore al livello del 2007 (266 mld.). Ma la reazione non è stata solo  comprimere i risparmi, bensì anche modificare i modelli di consumo, come dicevo prima. Ciò è avvenuto attraverso tre reazioni di base:

1.      Le persone in difficoltà fanno “di necessità-virtù”, adattando lo stile di consumo alla propria peggiorata situazione;

2.      La maggior parte degli italiani fa “di preoccupazione-virtù”, nel senso che contrae i consumi in attesa di tempi migliori, anche se non è necessario;

3.      Infine ci sono coloro che hanno fatto “di virtù-necessità”, identificando la prima come proprio bisogno vitale, ovvero cercando di ‘consumare meglio’ rispetto a prima. Infatti sembra essere entrato sempre più nelle convinzioni degli italiani che consumare molto, ostentare, misurare lo status in termini quantitativi, sia un atteggiamento se non riprovevole, quanto meno discutibile.

Questi tre diversi atteggiamenti determinano degli importanti cambiamenti nel consumatore. Il primo riguarda l’acquisto d’impulso, una delle prime vittime della crisi. Il secondo un re-orientamento dei consumi anche dei ceti medio alti o comunque di chi non è stato direttamente colpito dalla crisi.

Inoltre vengono messi in atto comportamenti molto più innovativi in cui un ruolo sempre più strategico rispetto al passato rivestono proprio i prestiti personali.

Ultima osservazione. In questo contesto, gli intermediari, a cominciare da quelli bancari, sono tenuti a cambiare pelle ed a divenire coloro che contribuiscono a farsi carico delle esigenze di pianificazione, facilitando la sostenibilità economica.

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