Intervista Marco Liera

Previdenza complementare. Il sistema dei fondi pensione integrativi: scenari attuali, destinatari e sviluppi futuri – intervista a Marco Liera

Marco Liera (http://youinvest.org ) è un giornalista finanziario e scrittore, fondatore e presidente della società Youinvest che, dal 2011, si occupa di ricerca dal punto di vista dell’educazione finanziaria.

Dal 1992 al 2010, ha lavorato presso Il Sole 24 Ore, dove ha creato e diretto per otto anni il settimanale Plus24. Parallelamente all’attività giornalista ha portato avanti l’attività accademica nel ruolo di professore a contratto al corso di laurea in Discipline Economiche e Sociali (DES) dell’Università Bocconi di Milano e alla Facoltà di Economia dell’Università di Parma.

Interviene come relatore e docente a seminari e convegni per risparmiatori e professionals. È laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo in particolar modo “Finanza Personale”, Il Sole 24 Ore, nel 2010 che affronta anche il tema della previdenza complementare.

Con il Dott.Liera IBL Banca affronta il tema del sistema di contribuzione integrativa. L’intervista presentata di seguito è un’analisi dettagliata dell’attuale situazione italiana circa il ricorso ai fondi pensione complementare. Non manca un focus specifico sulla cornice macroeconomica del Paese.

Situazione attuale

1. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), in Italia nel primo trimestre del 2015 c’è stato un incremento nel numero degli aderenti ai fondi pensione complementare del 3,4% rispetto allo stesso periodo l’anno precedente. Come commenta il trend positivo?

La crescita c’è stata è vero, ma questa è stata comunque inferiore rispetto a quella registrata nell’intero 2014 rispetto al 2013, pari al 5,4%.  E’ un po’ cambiato il traino del settore: mentre nel 2014 le nuove iscrizioni erano state spinte soprattutto dai PIP (ndr. Piani Individuali Pensionistici), nel primo trimestre 2015 abbiamo avuto un incremento di iscritti soprattutto ai fondi pensione negoziali (di categoria), sospetto per effetto delle adesioni dei lavoratori del settore edile che, in base al nuovo contratto di lavoro, sono stati automaticamente iscritti a fondi di previdenza complementare di categoria, indipendentemente dalla loro volontà.

I datori di lavoro del settore, infatti, si sono impegnati nel versare ai lavoratori un contributo minimo a favore di suddetti fondi. Di conseguenza penso che il dato registrato dalla Covip sia in gran parte il frutto di “adesioni automatiche” che negli anni precedenti non ci sono mai state, tanto che i fondi pensione negoziali hanno registrato un tasso di nuovi iscritti leggermente negativo.

2. La riforma del sistema pensionistico italiano, oltre a ridurre gli importi destinati ai lavoratori, ha inasprito i requisiti minimi per l’accesso alle pensioni pubbliche. Il ricorso al sistema della previdenza complementare risulta quindi essere una necessità piuttosto che un valore aggiunto. È d’accordo con questa affermazione?

Certamente: è una necessità accantonare somme per la previdenza. I fondi pensione hanno il grande vantaggio di avere un’agevolazione fiscale sui versamenti e una tassazione differita favorevole.

In Italia tuttavia solo una minoranza di lavoratori (intorno al 25% e quindi un lavoratore su quattro) aderisce oggi a forme di previdenza integrativa. Le cause sono due:

La prima riguarda le note difficoltà economiche in cui si trovano la gran parte degli italiani, che li costringono a concentrarsi sulla soddisfazione delle necessità di breve termine.

La seconda causa risiede nell’assenza, nel nostro Paese, di una cultura previdenziale. Purtroppo c’è una scarsa disponibilità delle persone ad informarsi, dovuta ad un sistema tutto italiano che non educa il cittadino a pensare alle proprie finanze.

Se guardiamo ai giovani, ad esempio, i sondaggi danno segnali contrastanti sulla loro reale consapevolezza rispetto alle magre pensioni che li aspettano tra trenta quarant’anni, anche perché tuttora esistono milioni di pensionati, (padri, madri e nonni di questi giovani) che percepiscono pensioni sproporzionate rispetto ai contributi che hanno versato e che involontariamente comunicano un modello di welfare che non è più sostenibile.

È lecito dire che sarebbe stato più facile creare una consapevolezza diffusa negli anni ‘90, decennio caratterizzato da un maggiore benessere generale, piuttosto che oggi, un presente in cui le persone si trovano davanti una congiuntura e delle aspettative reddituali più incerte.

3. Sempre secondo il rapporto Covip, alla fine del 2014 circa il 24% dei sottoscrittori di fondi pensione complementare hanno dovuto interrompere il versamento dei contributi a causa della mancata possibilità di far fronte alla spesa. Partendo dal contesto macroeconomico destabilizzato quale quello italiano in questo momento, come spiega questo dato?

Su questo punto è bene fare una distinzione tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi / piccoli imprenditori.

I lavoratori dipendenti possono contare sul TFR se decidono di aderire ad un fondo pensione e su un minimo contributo a proprio carico, che è uguale al contributo a carico del datore di lavoro. Emerge quindi che le fonti di finanziamento teoricamente ci sono, sebbene il TFR sia interpretato – secondo la ricerca che a YouInvest condividiamo con le reti di consulenti finanziari nostre clienti – come risparmio precauzionale e non previdenziale (e questo può rappresentare un freno alle adesioni).

Se guardiamo invece ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori, è chiaro come queste categorie non abbiano nessun TFR né contributo datoriale su cui contare, dunque la contribuzione è esclusivamente a carico loro. Ed è proprio tra di loro che sono stati registrati, negli anni, i più alti tassi di abbandono, ma questo non dovrebbe stupire. Penso a tanti lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che hanno avuto delle notevoli contrazioni reddituali e quindi si sono trovati nella condizione di non poter finanziare più questi piani.

Destinatari

4. Analizzando l’attuale quadro demografico del nostro paese e prendendo in considerazione l’odierno stato del mercato del lavoro in Italia, a chi si dovrebbero rivolgere in primis i fruitori di previdenza complementare? E con quali “agevolazioni” aggiuntive rispetto le attuali?

I primi sottoscrittori di previdenza complementare dovrebbero essere i giovani, e dico dovrebbero perché purtroppo la situazione che viviamo è tutt’altro che rosea sotto questo punto di vista: le grandi incertezze reddituali in cui essi si trovano ostacolano, nella maggior parte dei casi, la possibilità di dedicare parte delle loro finanze alla previdenza complementare.

Circa la seconda domanda, credo che i fondi pensione, nella situazione di continua emergenza fiscale in cui ci troviamo, siano già agevolati a sufficienza dal punto di vista fiscale.

Confronto con l’Europa e sviluppi futuri

 5. Confrontandoci con l’Europa, come classificherebbe il sistema pensionistico italiano?

Sicuramente il sistema pensionistico italiano è uno dei peggiori in Europa per quanto riguarda gli squilibri strutturali. Tutti i sistemi pensionistici hanno diversi gradi di squilibrio, il nostro è particolarmente alto a causa di determinate scelte politiche fatte nei decenni passati. Di riformare le pensioni si discuteva in Parlamento già nel 1984. L’introduzione del sistema contributivo già in quegli anni avrebbe probabilmente ridotto in misura notevole il deficit pensionistico odierno.

 6. Quali saranno, secondo lei, i possibili sviluppi del sistema di previdenza complementare nel nostro Paese?

Come abbiamo visto, il flusso di risorse verso la previdenza integrativa è legato anche alla congiuntura economica: se ci dovesse essere una ripresa reddituale chiaramente ci sarebbero i margini per un aumento delle risorse destinate alla previdenza integrativa e per l’instaurarsi di un processo positivo in termini di creazione di maggior consapevolezza rispetto a questo obiettivo.

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