pensione minima chi può richiederla

I requisiti per avere la pensione minima nel 2020: ecco a chi spetta

Alcuni pensionati il cui assegno pensionistico è al di sotto di una determinato livello di reddito possono richiedere la pensione minima nel 2020. Però, per averne diritto, bisogna presentare dei precisi requisiti.

Cos’è la pensione minima

Si chiama trattamento minimo o pensione minima e, per chi non lo sapesse, si tratta del trattamento riconosciuto dall’ente previdenziale pubblico a tutti coloro che siano arrivati all’età pensionabile senza aver raggiunto, con il versamento dei contributi, la soglia base per una vita dignitosa.

Per loro, l’Inps prevede un’integrazione al fine di adeguare la pensione alla soglia di sostentamento. Tale soglia minima è detta “minimo vitale” e viene definita ogni anno per legge.

L’importo

A partire dal 1 gennaio 2020, la pensione minima sale a:

515,07 euro

Rispetto all’anno scorso, c’è stato un aumento: nel 2019, infatti, la pensione minima era pari a 513,00 euro. Si tratta, quindi, della soglia che può garantire il sostentamento minimo a un pensionato.

Aumento dell’inflazione ISTAT

L’aumento della pensione minima è stato calcolato in base alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT (aumento dell’inflazione), che per il 2020 si attesta allo 0,4%.

A chi spetta la pensione minima: i requisiti di reddito

Per poter ottenere l’adeguamento della pensione alla soglia minima di 515,07 euro, il pensionato deve presentare dei precisi limiti di reddito.

Limiti di reddito individuali

Nel caso di persona non coniugata o di persona effettivamente e legalmente separata, il limite di reddito per usufruire del diritto all’integrazione totale della pensione è 6.695,91 euro. Invece, per il diritto all’integrazione parziale la soglia massima è di 13.391,82 euro.

Limiti di reddito coniugali

Se il soggetto è coniugato e la pensione ha avuto decorrenza prima del 1994, i redditi coniugali non vengono presi in considerazione.

Se invece la pensione ha avuto decorrenza dal 1994 in poi, il pensionato ha diritto:

  • A nessuna integrazione se il suo reddito individuale del beneficiario supera la soglia di 13.391,82 euro;
  • All’integrazione totale se il reddito annuo complessivo non supera la soglia di 20.087,73 euro;
  • All’integrazione parziale se il reddito annuo complessivo supera i 20.087,73 euro ma è al di sotto di 26.783,64 euro (quattro volte il trattamento minimo annuo).

Quanti anni di contributi

C’è un aspetto che bisogna specificare: per avere l’integrazione al minimo, basta semplicemente aver maturato una pensione al di sotto di una determinata soglia, e questo indipendentemente dai contributi o dagli anni di lavoro effettivi.

Nel caso in cui una persona sia completamente priva di contributi, non ha diritto alla pensione ma può usufruire dell’aiuto di un assegno sociale.

Rivalutazione delle pensioni

La rivalutazione delle pensioni (o perequazione) è un meccanismo che rivaluta l’importo delle pensioni in base all’aumento del costo della vita rilevato dall’ISTAT.

La legge di bilancio 2020 ha individuato sei nuove fasce di rivalutazione:

  1. Rivalutazione al 100% per redditi fino a quattro volte il trattamento minimo (2.060,28 euro);
  2. Rivalutazione al 77% per redditi fino a cinque volte il trattamento minimo (2.575,35 euro);
  3. Rivalutazione al 52% per redditi fino a sei volte il trattamento minimo (3.090,42 euro);
  4. Rivalutazione al 47% per redditi fino a otto volte il trattamento minimo (4.120,56 euro);
  5. Rivalutazione al 45% per redditi fino a nove volte il trattamento minimo (4.635,63 euro);
  6. Rivalutazione al 40% per redditi superiori a nove volte il trattamento minimo.

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