Intervista a Francesco Massicci

Previdenza complementare. Il sistema dei fondi pensione integrativi: scenari attuali, destinatari e sviluppi futuri – intervista a Francesco Massicci

Francesco Massicci, classe ‘47, è presidente della COVIP, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, autorità amministrativa indipendente che vigila sul buon funzionamento del sistema previdenziale a tutela degli aderenti e dei loro risparmi destinati alla previdenza complementare.

Precedentemente, dal 1998 è stato Direttore dell’Ispettorato Generale per la Spesa Sociale del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e dal 2001 ha diretto il Tavolo Tecnico per la verifica degli adempimenti regionali in materia sanitaria.

Nel corso degli anni ha ricoperto vari incarichi nell’ambito di comitati e commissioni.

Situazione attuale

1. Presidente, secondo gli ultimi dati pubblicati nel sito della COVIP, nel 2015 il numero degli aderenti ai fondi pensione è aumentato in misura percentuale del 13,4 % rispetto all’anno precedente. Come commenta questo trend positivo?

È senz’altro un buon risultato, tuttavia ritengo che sia necessario operare con rinnovato impegno per raggiungere l’obiettivo di una più generalizzata diffusione della previdenza complementare in Italia. Occorre favorire il consapevole avvicinamento alla previdenza complementare di quelle categorie di lavoratori (in particolare giovani e dipendenti delle piccole e medie imprese) che sinora hanno aderito in misura limitata.

Segnalo, inoltre, che, sulla base dei dati ora disponibili da parte della COVIP, si evidenzia che continua il trend di progressiva crescita delle adesioni. Al 31 dicembre 2015 i lavoratori che hanno scelto di aderire a un fondo pensione sono stati oltre 7 milioni, con un aumento complessivo nel corso dell’anno di ben 860.000 unità. L’incremento più rilevante si è registrato nei fondi negoziali (27,3% da inizio anno) grazie all’innovativa esperienza del settore edile che ha introdotto, a partire da gennaio 2015, un meccanismo di adesione automatica di tipo contrattuale. Il lavoratore edile viene iscritto “automaticamente” al fondo pensione di riferimento, riceve il contributo da parte del datore di lavoro nella misura stabilita dal contratto nazionale ma non è obbligato a versare alcunché di tasca propria. Se poi in futuro volesse effettuare versamenti personali per creare una posizione previdenziale più consistente è libero di farlo.

Nei fondi aperti gli iscritti sono aumentati dell’8,8% e nei PIP del 10,1% rispetto alla fine del 2014.

2. La riforma del sistema pensionistico italiano, oltre a ridurre gli importi destinati ai lavoratori, ha inasprito i requisiti minimi per l’accesso alle pensioni pubbliche. Il ricorso al sistema della previdenza complementare risulta quindi essere una necessità piuttosto che un valore aggiunto. È d’accordo con questa affermazione?

Non c’è dubbio che la previdenza complementare può contribuire ad assicurare al lavoratore, al momento del pensionamento, una rendita complessiva adeguata a mantenere un tenore di vita analogo a quello precedente e, sotto tale punto di vista, in molti casi può effettivamente essere considerata, più che una semplice opportunità, una necessità. Voglio peraltro evidenziare che oggi si può immaginare un ruolo anche più articolato della previdenza integrativa, una funzione “complementare” più articolata rispetto al suo tradizionale compito di integrazione della pensione di primo pilastro. La previdenza integrativa, infatti, agevola la copertura di un più generale bisogno di protezione sociale, per ridurre, ad esempio, situazioni di disagio come quelle in cui vengono a trovarsi i lavoratori che perdono il lavoro in età avanzata, ma non ancora sufficiente per ottenere la pensione di primo pilastro. Il capitale accumulato nel fondo pensione potrebbe essere utilizzato, in particolari condizioni, per accompagnarli redditualmente fino al momento in cui percepiranno la pensione, attenuandone così le difficoltà. La proposta, già avanzata dalla COVIP, è stata recepita nel disegno di legge sulla concorrenza in via di definizione.

3. Sempre secondo il rapporto Covip, alla fine del 2014 circa il 24% dei sottoscrittori di fondi pensione complementare hanno dovuto interrompere il versamento dei contributi a causa della mancata possibilità di far fronte alla spesa. Come si inserisce, secondo lei, questo strumento in un contesto macroeconomico destabilizzato quale quello italiano in questo momento?

Effettivamente l’onda lunga della crisi economica pesa ancora sul fenomeno delle interruzioni contributive, soprattutto tra le forme pensionistiche che offrono adesioni individuali mentre è meno diffuso nelle forme ad adesione collettiva. Credo sia importante far comprendere ai lavoratori che il processo di accumulazione per finalità previdenziali è un progetto di lungo corso che va portato avanti nel tempo, cercando di evitare interruzioni e buchi contributivi.

D’altronde i risultati favorevoli che le forme di previdenza complementare hanno avuto in questi anni inducono senz’altro a ritenere che chi ha fatto la scelta di aderire a previdenza complementare – e ad essa ha versato una parte, anche piccola, del proprio reddito in via continuativa – ha compiuto una buona scelta.

Destinatari

4. Analizzando l’attuale quadro demografico del nostro paese e prendendo in considerazione l’odierno stato del mercato del lavoro in Italia, a chi si dovrebbero rivolgere in primis i fruitori di previdenza complementare? E con quali “agevolazioni” aggiuntive rispetto le attuali?

Come accennavo in precedenza, lo sviluppo della previdenza complementare in questi anni è stato progressivo. Tuttavia esso è avvenuto in maniera disomogenea e in modo non adeguato soprattutto in talune categorie. Ritengo che si debba prestare una crescente attenzione ai giovani e ai dipendenti delle piccole e medie imprese, per i quali i tassi di adesione sono meno soddisfacenti, sia attraverso una campagna educativa e informativa adeguata, sia attraverso iniziative mirate – anche di carattere normativo – che tengano conto delle loro specifiche situazioni.

Confronto con l’Europa e sviluppi futuri

5. Confrontandoci con l’Europa, come classificherebbe il sistema pensionistico italiano?

Il ruolo della previdenza complementare nei diversi Paesi è molto diversificato. In linea generale, si può dire che laddove la componente pubblica svolge un ruolo importante in termini di copertura pensionistica, il sistema complementare è meno sviluppato.  In Italia, la previdenza complementare si è avviata in ritardo rispetto ad altri Paesi proprio perché in passato la copertura previdenziale di base non rendeva così evidente l’esigenza di una integrazione di matrice privata. Tuttavia, al di là del confronto in termini dimensionali, l’ordinamento della previdenza complementare italiano è robusto e considerato all’avanguardia a livello europeo. Anche sotto il profilo della trasparenza, il modello italiano è considerato tra le best practice europee, con soluzioni ritenute in molti ambiti innovative. Si pensi al fatto che già da diversi anni – su disposizione della COVIP che ha definito i parametri da adottare obbligatoriamente – ogni fondo pensione italiano deve far conoscere periodicamente a ciascun aderente, oltre alla sua posizione contributiva, anche una stima della pensione complementare che potrà attendersi alla fine della vita lavorativa: la c.d. “busta arancione” di origine svedese, che si sta sviluppando nella previdenza di base italiana, è una realtà presente da diversi anni nella previdenza complementare del nostro Paese.

6. Quali saranno, secondo lei, i possibili sviluppi del sistema di previdenza complementare nel nostro Paese?

Auspico innanzitutto che l’attenzione alla previdenza complementare sia sempre crescente da parte di tutte le Istituzioni, le parti sociali e gli operatori coinvolti. È necessaria un’azione comune che, partendo dai punti di forza del sistema, muova costantemente verso un’efficienza sempre maggiore. In questo senso sarebbe, ad esempio, importante promuovere sinergie e aggregazioni tra le forme pensionistiche al fine di migliorare ulteriormente le performance e fornire servizi agli iscritti sempre più adeguati e a costi contenuti. È chiaro poi che il flusso di risorse che potrà essere indirizzato verso la previdenza complementare viene stabilito anche in funzione della complessiva situazione economica. Se dovesse consolidarsi la ripresa, ci sarebbero i margini per un più consistente incremento delle risorse destinate alla previdenza complementare (che oggi già si attestano a circa 140 miliardi di euro). Allo stesso modo considero necessarie iniziative educazionali e informative volte ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza delle opportunità e dei vantaggi offerti dalla previdenza complementare.

 

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