futuro-dei-pagmenti

Il futuro dei pagamenti. La situazione in Italia e il confronto con Europa e Stati Uniti – Intervista a Roberto Garavaglia

Roberto Garavaglia è professionista e consulente nel settore dei Sistemi di Pagamento Elettronico, da oltre venticinque anni impegnato sul fronte dell’ideazione di nuovi modelli di business e di prodotti innovativi. Esperto analista di mercato e attento conoscitore dell’evoluzione del quadro normativo Europeo in ambito SEPA (PSD, PSD2, EMD2, 4AMLD) offre la propria esperienza in chiave strategica alle aziende (bancarie e non) che vogliono competere nel mercato dei Servizi di Pagamento innovativi, supportandone il percorso decisionale di valutazione e sviluppo della corretta value proposition.

Dal 2008 collabora con il Politecnico di Milano – Osservatori Digital Innovation, contribuendo con la propria esperienza all’analisi delle opportunità di business offerte dalla normativa in ambito Mobile Payment ed è coordinatore editoriale e scientifico della testata giornalistica Pagamenti Digitali, che si rivolge a manager ed executive intenzionati a migliorare e innovare i processi di business attraverso le soluzioni di Information & Communication Technology.

Con Roberto Garavaglia, il Magazine di IBL Banca ha parlato del futuro dei pagamenti in Italia e del quadro internazionale.

Dati di mercato e scenario attuale

Nel periodo compreso tra il 2011 e il 2014 il volume complessivo dei pagamenti effettuati in Italia con strumenti alternativi al contante è cresciuto del +9,3% rispetto al +7% registrato in media in Europa, sebbene in termini di utilizzo il nostro Paese sia ancora nettamente indietro. Il 2015, secondo quanto reso noto dalla Banca d’Italia, fa registrare un ulteriore incremento, soprattutto in relazione ai volumi di transazioni realizzate mediante carte di pagamento.

In una società guidata dal progresso tecnologico e da una forte spinta al cambiamento, il contante sembra destinato ad uscire di scena o a perdere il primato che ancora oggi lo caratterizza, almeno in Italia.

Come commenta i dati presentati e la situazione attuale sulla questione dei pagamenti?

Secondo i dati recentemente comunicati dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano (con cui collaboro dal 2008), una considerevole quota parte dell’incremento registrato è dipeso dai “New Digital Payment”, ossia dai pagamenti attraver­so canali online (pc, tablet, mobile) e dai pagamenti in punto vendita attraverso carte contactless o su Mobile POS. I New Digital Payment rappre­sentano il 12% del transato complessivo con carta, percentuale in crescita del 22% rispetto al 2014, per un valore di 21,5 miliardi di euro nel 2015.

Ipotizzan­do una crescita che, nei prossimi tre anni, si mantenga in linea con quella dell’anno passato, si stima che nel 2018, grazie al contributo dei New Digital Payment – in particolare del Mobile Payment & Commerce, i pagamenti con carta potranno crescere fino a 246 miliardi di euro.

Ciò premesso, credo che molto debba (e possa) essere ancora fatto, per contribuire seriamente al conseguimento di tali risultati.

In primo luogo, penso che lato offerta debbano esservi proposizioni più orientate alle effettive esigenze dei consumatori, in particolare a quelle dei cosiddetti millennials. Un ulteriore elemento trainante la diffusione di sistemi di pagamento alternativi al contante, potrebbe essere un auspicabile piano di incentivi disposto dal Governo. Infine (ma non ultimo per importanza) il ruolo della Pubblica Amministrazione può essere determinante laddove riuscisse a proporre al cittadino un ventaglio sempre più ampio di strumenti di pagamento elettronico per i propri incassi; il nuovo CAD (Codice di Amministrazione Digitale) sembra andare in questa direzione, ma il percorso di attuazione deve ancora iniziare.

Tradizionalmente “affezionati” al contante, quale è a suo giudizio l’attuale rapporto tra gli italiani e gli strumenti di pagamento cashless?

Credo non si possa esprimere un giudizio complessivo sull’intera popolazione, ma sia necessario, anche in questo caso, segmentare. Seguendo tale indicazione, appare evidente un gap culturale e generazionale, tutto interno al nostro Paese. Da un lato abbiamo connazionali che ripongono piena fiducia nell’impiego di strumenti di pagamento digitali, dall’altro abbiamo italiani che non sono ancora del tutto convinti. Penso che per colmare tale divario, molto debba ancora essere fatto in termini di comunicazione, formazione e semplificazione. Gli sforzi che possono essere fatti nelle prime due direzioni, devono però essere mirati ai singoli segmenti, non si può dunque generalizzare, altrimenti si perde in efficacia e si crea un pretesto per giustificare l’insuccesso. Sul fronte della semplificazione, credo occorra avere un approccio metodologico che non parta dalla visione dei tecnici, bensì da quella sociale, progettando nuove interfacce utente che permettano di mediare i percorsi esperienziali dell’utilizzatore finale.

L’utilizzo di carte prepagate e ricaricabili sembra seguire un trend positivo anche nel nostro Paese, in buona parte perché risponde alle esigenze delle fasce di età più giovani. Cosa pensa a riguardo?

Credo non sia solo una risposta alle esigenze delle fasce d’età più giovani. Penso che molto dipenda ancora, come dicevo poc’anzi, da un problema di fiducia negli strumenti di pagamento elettronici. E qui, per fiducia, non intendo solo gli scenari d’uso tipici di Internet e del commercio elettronico, ma anche quell’atteggiamento di maggiore prossimità al contante, considerato un mezzo che permette più facilmente il controllo delle proprie spese.

In altre parole, gli Italiani non usano le carte prepagate solo per fare acquisti in rete, ritenendo (a torto) di non avere garanzie in caso di frode, ma le preferiscono ad altri strumenti, laddove percepite come sistemi che permettono loro un migliore monitoraggio del budget di spesa personale.

Confronto con Europa e  Stati Uniti

Quali sono, secondo lei, i motivi alla base del divario con Europa e Stati Uniti in tema pagamenti?

Anche in questo caso penso sia sbagliato generalizzare, vi sono paesi europei molto virtuosi (penso alle Repubbliche Baltiche, ad esempio) e paesi che lo sono decisamente meno. I primi registrano un divario assai contenuto, rispetto agli USA. Ciò detto, volendo comunque vedere l’Europa come un unicum, e ricordando che il mercato dei pagamenti è, comunque e dappertutto, un mercato two-sided con forti esternalità, credo che la ragione più rilevante che spiega (ma non giustifica) il divario, sia da ricercare in un’offerta che, in Europa, appare più scarna e meno attrattiva per entrambi i lati del mercato: consumatore-pagatore ed esercente-beneficiario. Credo vi siano ampi margini di miglioramento, soprattutto se si ha il coraggio di innovare i modelli di business, ancor prima delle piattaforme tecnologiche.

Pensa che il nostro Paese sia pronto, culturalmente parlando, ad una modernizzazione delle abitudini di pagamento?

La modernizzazione delle abitudini di pagamento non è solo un problema culturale, di cui ho già detto. In Italia penso che occorra investire ancora in comunicazione mirata, che orienti al meglio il cittadino verso l’adozione di uno strumento cashless.

Dobbiamo cercare di (far) abbandonare lo stereotipo per cui la tecnologia è vista come “roba per smanettoni”; su questo credo anche che una programmazione d’intrattenimento (penso ad esempio alle fiction, che hanno target nazional-popolare) possa essere pesantemente rivista e migliorata a questo scopo.

Evoluzione dei pagamenti e tecnologia

Il progresso tecnologico ha un ruolo determinante circa il futuro dei pagamenti. Si pensi solo al dilagare di soluzioni quali l’e-payment, il mobile payment, la moneta elettronica. Quale è la sua visione in merito?

Se si ritiene che il progresso tecnologico, da solo, basti per determinare il futuro dei pagamenti, si commette un errore strategico di enorme portata. La tecnologia è al servizio del cambiamento e non il contrario. La tecnologia abilita nuovi comportamenti ma non fa nulla per originarli. Ciò premesso, credo che la diffusione di soluzioni innovative, quali il mobile payment e il P2P payment, possano favorire la financial inclusion e questo è senz’altro un bene! Occorre però ricordarsi che non si può complicare la user experience, obbligando l’utilizzatore all’adozione di un modello troppo distante dalla propria esperienza.

Un aspetto importante, a questo riguardo, è giocato da due diverse istanze che, in un servizio di pagamento elettronico, devono obbligatoriamente essere coniugate: semplicità e sicurezza. Un ossimoro che deve essere, a mio avviso, ancora risolto. Su questo punto credo si debba ancora lavorare parecchio.

Quali altre possibili implementazioni ci aspettano?

Nel 2012 teorizzai il concetto di “disaccoppiamento tra pagamento e autenticazione” come base per lo sviluppo di soluzioni che vedessero convergere sistemi di e-ID e sistemi di e-Payment. L’attesa di una significativa crescita di valore aggiunto della monetica nella direzione dell’e-ID mi permise di immaginare uno scenario dove il pagamento elettronico fosse un’istanza di un processo di identificazione e riconoscimento. Il disaccoppiamento tra pagamento e autenticazione, ad esempio, impatta positivamente il processo di vendita, in particolare quello a distanza, che può essere efficacemente migliorato nel proprio percorso di digitalizzazione. Il futuro dei pagamenti digitali penso sarà sempre più segnato dall’indissolubilità del connubio con l’identità digitale; su questo terreno dovremo ancora sperimentare ed investire.

Condividi su:

©IBL Banca S.p.A. - Sede Generale: Via di Campo Marzio, 46 00186 Roma
Codice Fiscale 00452550585 - Partita IVA 00897081006