Intervista sul futuro dei pagamenti

Il futuro dei pagamenti. La situazione in Italia e il confronto con Europa e Stati Uniti – Intervista a Gildo Campesato

Gildo Campesato è giornalista professionista e direttore di Corriere Comunicazioni, testata leader in Italia nel raccontare il settore dell’Ict e la trasformazione dell’Italia in relazione alla rivoluzione dell’economia digitale. La testata è stata fondata dallo stesso Campesato nel 2005.

Precedentemente direttore di Corriere delle Telecomunicazioni, nel corso della sua carriera si è specializzato nell’informazione economica annoverando esperienze anche nel settore degli uffici stampa e della comunicazione aziendale.

Ha lavorato per oltre 25 anni al quotidiano l’Unità, di cui è stato inviato per l’economia e capo del servizio economico. Ha poi diretto l’ufficio stampa della Cgil Veneto e collaborato con numerose testate cartacee e digitali.

Abbiamo intervistato Campesato per parlare, insieme a lui, del futuro dei pagamenti in Italia e la siutazione in Europa e negli USA.

Dati di mercato e scenario attuale

Nel periodo compreso tra il 2011 e il 2014 il volume complessivo dei pagamenti effettuati in Italia con strumenti alternativi al contante è cresciuto del +9,3% rispetto al +7% registrato in media in Europa, sebbene in termini di utilizzo il nostro Paese sia ancora nettamente indietro. Il 2015, secondo quanto reso noto dalla Banca d’Italia, fa registrare un ulteriore incremento, soprattutto in relazione ai volumi di transazioni realizzate mediante carte di pagamento.

In una società guidata dal progresso tecnologico e da una forte spinta al cambiamento, il contante sembra destinato ad uscire di scena o a perdere il primato che ancora oggi lo caratterizza, almeno in Italia.

Come commenta i dati presentati e la situazione attuale sulla questione dei pagamenti?

Potrei rispondere facendo ricorso ad un’immagine assai abusata ma spesso pertinente: quella del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Si può dire che sono vere entrambe le risposte. Va giudicata con favore la crescita degli strumenti digitali riscontrata in Italia negli ultimi anni. I dati da lei citati fotografano l’andamento al 2014 con una proiezione positiva anche sul 2015. Lo confermano altre cifre. Lo scorso anno, il numero dei prelievi ATM è sceso del 6% rispetto al 2014; l’utilizzo di strumenti alternativi al contante è cresciuto del 10%; i bonifici via Internet sono aumentati del 16%; le carte hanno segnato un +12%. Quando si potrà fare il bilancio del 2016, c’è da scommetterci, si potrà riscontrare un tasso di crescita ancora maggiore.

L’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano stima che arriveremo a 26 miliardi di euro contro i 21,5 miliardi del 2015 di pagamenti effettuati con strumenti mobili. Tuttavia da questo a dire che siamo nel vivo della svolta profonda che ci consentirà di colmare il gap con gli altri Paesi europei o con gli Stati Uniti ce ne passa. Nel 2015 gli italiani hanno acquistato beni e servizi in forma digitale per circa 175 miliardi. Ma hanno anche speso 430 miliardi in contanti: l’80% delle loro transazioni. Questo vuol dire che i passi da fare per raggiungere Paesi più avanzati come la Germania, la Gran Bretagna e la stessa Francia sono ancora molti. E ci vorrà del tempo per azzerare il divario.

Tradizionalmente “affezionati” al contante, quale è a suo giudizio l’attuale rapporto tra gli italiani e gli strumenti di pagamento cashless?

Come mostrano le cifre di cui abbiamo appena detto, gli italiani amano ancora molto il denaro contante. Ultimamente si notano marcati segnali di un’inversione di tendenza, ma in termini assoluti i passi in avanti fin qui fatti sono ancora insoddisfacenti.

Dal punto di vista di come amiamo il denaro fra le mani, siamo un Paese decisamente conservatore. Anche se sono ben visibili alcuni interessanti cambiamenti di comportamento significativi, soprattutto fra le classi di età più giovani e nei gruppi sociali più acculturati e naturalmente predisposti alle novità.

L’utilizzo di carte prepagate e ricaricabili sembra seguire un trend positivo anche nel nostro Paese, in buona parte perché risponde alle esigenze delle fasce di età più giovani. Cosa pensa a riguardo?

Si tratta di un fenomeno assai interessante. La crescita di cui lei parla rappresenta un termometro di come le nuove generazioni siano più disponibili dei loro genitori all’uso del denaro digitale. Gli strumenti di pagamento elettronici e prepagati consentono la gestione oculata di budget di piccole dimensioni così da evitare brutte sorprese all’arrivo dell’estratto conto: adatte alla gestione delle “paghette” che i genitori danno ai propri figli, ma anche utili alla gestione dei budget di chi non ha conti in banca più consistenti.

In qualche maniera, è un successo che ricorda da vicino quello ottenuto negli anni Novanta dalla carta telefonica prepagata che consentì il decollo di massa della telefonia cellulare in Italia. Sta succedendo qualcosa di simile per le carte di debito e credito, con una caratteristica vantaggiosa in più, rispetto alla carta telefonica: la sicurezza che in caso di frodi, il danno economico  per l’utente sarà limitato alla copertura effettiva della carta.

Confronto con Europa e  Stati Uniti

Quali sono, secondo lei, i motivi alla base del divario con l’Europa e gli Stati Uniti in tema pagamenti?

Tra i fattori riscontrati indicherei in particolar modo: età media della popolazione più elevata rispetto ad altre realtà europee; tasso di scolarizzazione più modesto; minor familiarità con Internet e nuove tecnologie della Rete; diffidenza sulla sicurezza dei pagamenti elettronici; rete commerciale non sempre pronta ad accettare e promuovere i pagamenti elettronici; commissioni non sempre giustificate; fortissima familiarità con l’uso del denaro contante anche per cifre elevate.

Non sorprende che il DESI, Digital Economy and Society Index dell’Unione Europea, ci veda al 23° posto su 28 Paesi (la Gran Bretagna è ancora considerata nell’analisi, fatta prima di Brexit) per l’uso di Internet nelle relazioni dei clienti con le proprie banche. L’uso massiccio del denaro contante in Italia viene “rafforzato” anche da fenomeni “endemici” come l’evasione fiscale, la corruzione, la criminalità. E quando le cause sono molte, i rimedi non sono né semplici né immediati.

Pensa che il nostro Paese sia pronto, culturalmente parlando, ad una modernizzazione delle abitudini di pagamento?

Direi piuttosto che ci stiamo preparando. Ad esempio, l’introduzione dell’obbligo di pagamenti digitali verso la Pubblica Amministrazione potrebbe aiutare molto la diffusione di questa cultura così come l’obbligo della fatturazione elettronica anche fra aziende.

Aiuterà, in tal senso, la decisione di rendere obbligatoria l’introduzione dei Pos in tutti gli esercizi commerciali e la crescita del mobile payment ci rende più ottimisti rispetto al passato. Non dimentichiamo che gli italiani sono sempre pronti a seguire l’innovazione che passa dai loro smatphone. Il fenomeno è certamente destinato a crescere mediante soluzioni di pagamento contactless e con l’aumentare dei servizi e dei prodotti acquistabili via mobile.

Da tutti questi piccoli cambiamenti ne deriverà, giocoforza, un cambiamento anche culturale tra i cittadini e le imprese.

Evoluzione dei pagamenti e tecnologia

Il progresso tecnologico ha un ruolo determinante circa il futuro dei pagamenti. Si pensi solo al dilagare di soluzioni quali l’e-payment, il mobile payment, la moneta elettronica. Quale è la sua visione in merito?

Il progresso tecnologico avrà un impatto estremamente positivo quanto più saprà combinare due fattori fondamentali: sicurezza nelle transazioni e facilità d’uso da parte dei consumatori. La sicurezza è ovviamente un fattore fondamentale per la diffusione della moneta elettronica e dei processi di pagamento digitali.

Oggi tecnologie come la blockchain ci consentono di dare risposte che sembrano avere un grado di affidabilità maggiore rispetto al passato nei confronti di una criminalità cibernetica spesso aggressiva e tecnologicamente molto competente.

Dall’altro lato, l’evoluzione di Internet verso un ecosistema basato sulle app va certamente nella direzione di favorire lo sviluppo dei pagamenti digitali, ma non senza la possibilità di forti sconvolgimenti fra i player del mercato. Entreranno in campo anche player inaspettati e fortemente innovativi, sinora estranei al sistema bancario e finanziario, ma desiderosi di appropriarsi di fette di un mercato destinata a crescere. E non si tratta di nomi da poco, visto che, ad esempio, si preparano a scendere nell’arena finanziaria anche le grandi web company americane.

Quali altre possibili implementazioni ci aspettano?

Come accennavo, oggi la sfida strategica per le imprese bancarie è adottare le nuove tecnologie di pagamento in modo integrato e massiccio per evitare di essere disintermediate dai nuovi soggetti che si affacciano sul mercato. Per questo le banche devono essere in grado di mettere in campo strumenti innovativi ed attrattivi, a costi competitivi, in grado di far crescere il mercato digitale e “catturare” i propri clienti che sempre più diserteranno gli sportelli fisici. Gli sportelli del futuro saranno essenzialmente digitali.

Molte banche sembrano averlo capito come mostrano il miglioramento delle relazioni online con la clientela, la moltiplicazione dei servizi fungibili in rete, l’offerta di servizi innovativi, l’attenzione verso l’uso di strumenti social nelle relazioni con la propria clientela. Magari anche con iniziative promozionali: l’uso del denaro contante deve costare di più di quello digitale. Lo Stato dovrà fare la sua parte, con una serie di scelte politiche che agevolino le transazioni elettroniche, come è avvenuto con l’introduzione obbligatoria dei Pos.

 

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